SCOLIOSI. AFFRONTARE LA VITA CON LA SCHIENA DRITTA

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il professor Carlo Piergentili

“La prima cosa da chiarire è che la scoliosi evolutiva rappresenta una piccola percentuale dei dimorfismi della colonna vertebrale. Infatti nel 20-30% della popolazione si osservano atteggiamenti di scoliosi che rispondono al trattamento fisiokinesiterapico. Solo in una piccola percentuale osserviamo una scoliosi evolutiva ed è proprio su questi casi che focalizziamo la nostra attenzione, sia in termini di prevenzione che di trattamento”.

A parlare è il professore Carlo Piergentili, Ricercatore dell’Università “Federico II” di Napoli e responsabile del Centro per la Diagnosi e Cura delle Deformità Vertebrali del Neuromed. E ci tiene a sfatare subito alcuni miti. “Non sappiamo con esattezza quali siano le cause della scoliosi. Esiste certamente una forte componente familiare, ma non sono ancora stati individuati i geni responsabili. Sicuramente si tratta di una patologia multifattoriale, ma molte cose che vengono date per scontate non sono vere. Ad esempio l’idea che alcuni sport possano predisporre alla patologia mentre altri possano prevenirla”.

Effettivamente lo stesso Ippocrate attribuiva la scoliosi alla sola postura ed alle abitudini della persona, una visione che è rimasta molto popolare fino ai giorni nostri. Invece, proprio per la mancanza di cause evidenti, si parla di scoliosi “idiopatica”. Si calcola che ne sia affetto dall’1 al 3 per cento della popolazione nella fascia di età fra i 10 e i 16 anni, e le donne ne sono colpite da quattro a sei volte più degli uomini.

“Oltre l’80 per cento delle forme evolutive di scoliosi si manifesta durante l’adolescenza. – continua Piergentili – Infatti l’aggravamento della scoliosi è strettamente connesso alle fasi di maggiore crescita staturale. Ecco perché le forme di scoliosi giovanili che compaiono prima dei 10 anni, avendo più tempo per evolvere, possono essere anche più severe di quelle dell’adolescenza. Una volta completata la crescita ossea, la malattia di solito perde la sua capacità di progredire”.

Proprio la diagnosi precoce di evolutività diventa allora il punto centrale, come sottolinea il responsabile dell’Unità Operativa. “Il pediatra può evidenziare il problema durante una visita di routine. Oppure, come accade spesso, ci si accorge della scoliosi in modo casuale. Ma dobbiamo fare in modo che l’individuazione sia più sistematica. È per questo che il nostro gruppo ha avviato una serie di iniziative nelle scuole medie, proponendo giornate di screening per identificare i giovani a rischio di evoluzione attraverso un banale esame obiettivo. Proprio per la semplicità ed efficienza di questi screening, siamo a disposizione di tutte le scuole e gli Enti locali che vogliano avviare un programma di prevenzione”.

Per alcuni ragazzi ad un certo punto arriverà il momento di instaurare il trattamento. “Attraverso il trattamento ortopedico con corsetti e busti – spiega Piergentili – è possibile arrestare l’evoluzione della scoliosi. Poi, in una minima percentuale dei casi, quelli più seri, c’è l’intervento chirurgico”.

“Presso Neuromed abbiamo individuato la struttura ideale per la gestione di questa patologia. Infatti – conclude Piergentili – il centro è dotato di tecnologie avanzate come per esempio il sistema EOS, una macchina che permette l’esame radiografico di tutto lo scheletro con una quantità minima di radiazioni ionizzanti attraverso un brevetto francese ideato dal premio Nobel per la Fisica, Charpax”.

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