LA VOCE. COME FUNZIONA L’ORGANO DELL’ANIMA

Ennio De Felice
il dottor Ennio De Felice

“La voce – dice il dottor Ennio De Felice, otorinolaringoiatra dell’I.R.C.C.S. Neuromed – è uno dei meccanismi più complessi che abbiamo nel corpo umano. In pratica, una colonna d’aria viene messa sotto pressione grazie a un’azione combinata diaframmatica, polmonare e bronchiale. Questa aria “compressa”, per così dire, viene convogliata verso la laringe, l’organo fonatorio per eccellenza, dove troviamo le corde vocali. Localizzate nella zona dove negli uomini è visibile il pomo di Adamo, sono loro a modulare la colonna d’aria e a far sì che venga emessa la voce così come la conosciamo, cambiando tonalità o intensità. Ma non è tutto: al di sopra delle corde vocali troviamo i cosiddetti “risuonatori”: la faringe, i seni paranasali, il naso stesso. È vero, insomma, che la voce si sviluppa a livello delle corde vocali, ma quelle sono una parte di un meccanismo molto più ampio e articolato”.
Cos’è allora che determina la differenza tra le varie voci, a cominciare da quella tra uomini e donne?
“È ovvio che la diversità in lunghezza o spessore delle corde vocali darà una diversa tonalità di voce, un diverso colore. E qui troviamo il centro della differenza tra maschi e femmine: una donna tenderà ad avere una corda vocale sottile e lunga, mentre in un uomo sarà tozza e corta, anche se, come ben sappiamo dall’esperienza quotidiana, tra questi estremi esistono infinite variazioni. Ma non c’è solo la forma: dobbiamo considerare anche i muscoli che muovono le corde vocali, che possono essere più o meno robusti. E infine c’è il lavoro di tutte le altre strutture, sia quelle che comprimono l’aria che i risuonatori al di sopra. Tutti sappiamo che un raffreddore cambia la voce, e questo avviene perché l’infiammazione in corso provoca importanti cambiamenti nei seni. Semplificando: è come avere una chitarra alla quale possiamo cambiare la forma della cassa di risonanza. Le corde sono le stesse, le note sono le stesse, ma il suono cambierà in modo evidente. E vorrei fare un esempio concreto per sottolineare l’importanza di tutte queste strutture accessorie. In alcuni casi di tumori maligni le corde vocali vengono rimosse totalmente con un intervento chirurgico. Si può pensare che il paziente non sia più in grado di parlare e invece, dopo un buon allenamento e la necessaria riabilitazione, la persona operata riuscirà comunque a emettere una voce più che decorosa. Semplicemente starà usando gli altri elementi dell’apparato fonatorio: non solo i risuonatori, ma anche la muscolatura che muoveva le corde vocali asportate”.
Quali sono le principali patologie che colpiscono la voce?
“Partiamo dai casi più gravi: i tumori maligni. Qui bisogna pensare innanzitutto che il danno maggiore lo causa il fumo, visto che oltre il 95 per cento dei casi di cancro delle corde vocali si verifica nei fumatori. Poi c’è il cosiddetto abuso della voce, quello che può colpire chi ne fa un lavoro: i cantanti, gli insegnanti, persino noi medici che parliamo tutto il giorno con i pazienti. Come dicevamo prima, la voce è una colonna d’aria che deve partire dal diaframma, dai polmoni, dai bronchi. Solo dopo arriverà la modulazione da parte delle corde vocali. Questo sarebbe il modo corretto di parlare o cantare, ma molte persone hanno un modo sbagliato di impostare la propria voce, e alla lunga possono arrivare problemi. Il più delle volte sono di natura benigna, come la formazione di polipi o noduli. Ma possiamo avere anche problemi funzionali, ad esempio un difetto di accostamento delle corde vocali, che possono non chiudersi bene o, al contrario, chiudersi troppo.
Esiste un modo di fare prevenzione per la propria voce, imparare a gestirla meglio?
Sicuramente chi della voce fa un lavoro deve stare attento, perché le probabilità di sviluppare problemi sono alte. Per i cantanti abbiamo gli istruttori che insegnano proprio a impostare la voce nel modo più efficiente. Ma in generale tutti possiamo dedicare una maggiore attenzione. Ad esempio cercando di non avere fretta nel parlare. Quando parliamo velocemente non usiamo correttamente il diaframma, quindi non spingiamo bene l’aria verso l’alto, e questo causa un lavoro eccessivo da parte delle corde vocali che, ricordiamolo ancora, devono lavorare al minimo indispensabile solo per modulare senza sforzo la colonna d’aria proveniente dal basso”.

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